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Abbiamo assoluto bisogno di riposare? Quando la stanchezza diventa patologia, Diego Vian

 Quando la stanchezza diventa patologia?

Siamo in un’epoca in cui, non dico tutti, ma molti di noi accusano affaticamento, stress e ritmi molto spesso insostenibili, per via del lavoro, degli impegni familiari e di tutte quelle attività che richiedono uno sforzo sia fisico che mentale.

Nessuno è escluso da quel correre incessante per portare a termine i progetti, gli obiettivi o la semplice routine, che nel corso della giornata scandiscono il tempo cronologico, nel tentativo, spesso spasmodico, di assegnare a tutte le operazioni svolte la spunta “eseguito”.

Tutto questo a testimonianza della nostra abilità di dominare la realtà, incassare un premio simbolico per aver vinto la partita giornaliera contro gli imprevisti, e sapere che nessuno ci potrà biasimare per non aver portato a termine quanto previsto dal piano operativo.

In altre parole, come appurato in precedenza, nel nostro contesto sociale, emergono sempre di più forme di alienazione declinate in aneliti di perfezionismo, individualismo, nutriti da forme d’ansia e depressione che ci portano a perdere il contatto con la nostra realtà più profonda.

E questo arresta il fluire vitale della nostra esistenza, e ci conduce a dover chieder aiuto per non dover sprofondare nel vuoto.

Al di là dell’ansia e della depressione, le scienze mediche e psicologiche hanno rilevato quella che si può definire la forma cronica della stanchezza, che corrisponde a una situazione patologica, in cui le persone non riescono a recuperare un livello energetico sufficiente dopo un prolungato periodo di riposo e/o un’adeguata terapia di supporto, spesso anche dopo la rimozione di eventi cause scatenanti.

Stanchezza cronica e fatica

È opportuno, quindi, fare una prima premessa, ovvero la stanchezza cronica non corrisponde alla debolezza o affaticabilità muscolare della depressione, e non è una conseguenza aspecifica delle malattie croniche.

Inoltre, a causa della sua natura strettamente soggettiva, e della conseguente mancanza di un’assoluta oggettività, tale patologia pone delle difficoltà dal punto di vista della metodologia di indagine.

Ciò significa che la percezione della fatica è soggettiva.

Tuttavia, per essere diagnosticata, devono essere escluse tutte le condizioni mediche che possono giustificare i sintomi del paziente, per esempio ipotiroidismo, epatite B o C, tumori, depressione maggiore, schizofrenia, demenza, anoressia nervosa, abuso di sostanze alcoliche ed obesità.

Le ipotesi virali

Quali allora possono essere i sintomi?

Si possono citare una iperfunzionalità delle ghiandole surrenali, malattie cardiocircolatorie, malattie polmonari, infezioni, allergie, malattie del sistema immunitario, vertigini e problemi neurologici, cefalea, malattie muscolari, sclerosi multipla, problemi della memoria, sindrome del colon irritabile, fibromialgia, menopausa e altre ancora.

Come è stato detto poc’anzi, la stanchezza cronica ha la caratteristica della soggettività e non è stata ancora identificata una causa patogenetica, per quanto esistano diverse teorie che tentano di fornire una spiegazione scientifica.

Una di queste è l’ipotesi che trova riscontro tra i ricercatori e che fa riferimento alla causa virale. Questa ipotesi si basa sul fatto che l’esordio di questa patologia si manifesta a causa di un’infezione virale, come ad esempio una sindrome influenzale, varicella, rosolia, mononucleosi, ecc.

Non è da escludere nemmeno la possibilità che altri virus, non ancora identificati, siano in grado di provocare la stanchezza cronica, anche se tale ipotesi riscontra poche adesioni nel mondo scientifico.

Un’altra possibilità, connessa l’ipotesi virale, è che un virus già conosciuto possa attivare cronicamente il sistema immunitario. Il sistema immunitario, di solito, riduce la sua attività dopo che un’infezione è stata eliminata, ma, secondo questa ipotesi, il sistema immunitario rimane attivato anche dopo che lo stimoli infettivo iniziale è passato.

Ipotesi immunitaria

Questo porta a sottolineare come un’ipotesi molto avvalorata quella immunitaria, nella misura in cui la stanchezza cronica sarebbe una disfunzione immunitaria in risposta a uno stimolo che, potrebbe essere infettivo ma anche di altra natura; le ricerche hanno consentito di individuare nell’obesità, e nell’aver partecipato in prima linea a combattimenti, Con conseguente maggiore stress psicologico, fattori predisponenti nell’insorgenza, e, soprattutto, nella persistenza della sindrome.

Non sono altresì escluse cause genetiche.

Come si diagnostica la stanchezza cronica?

  1.  Una fatica cronica persistente per almeno sei mesi che non è alleviata dal riposo, che si esacerba con piccoli sforzi, e che provoca una sostanziale riduzione dei livelli precedenti delle attività occupazionali, sociali o personali. Questa fatica cronica è una vera e propria spossatezza molto, severa sia mentale che fisica, che si determina anche con uno sforzo fisico minimo.
  2. Disturbi della memoria e della concentrazione.
  3. Faringite
  4. Dolori muscolari e delle articolazioni, senza infiammazione o rigonfiamento delle stesse.
  5. Cefalea
  6. Sonno non ristoratore
  7. Debolezza post esercizio fisico che perdura per almeno 24 ore

Si può guarire dalla stanchezza cronica?

In assenza di conoscenze certe sulla causa della patologia, è difficile individuare trattamenti efficaci.

Dal punto di vista farmacologico possono essere utilizzati diversi farmaci, che possono agire a livello del sistema immunitario, contrastando le azioni delle infezioni virali, riducendo il sintomo principale, cioè la fatica.

Dal punto di vista psicoterapeutico l’approccio più efficace, sulla base degli studi randomizzati, è quello cognitivo-comportamentale e riabilitativo.

È opportuno ricordare tuttavia che non vi è ancora un consenso unanime sul ruolo dei farmaci dei supplementi vitaminici e delle terapie psicologiche.

Detto questo, è opportuno rassicurare i pazienti, che le statistiche non hanno ancora rilevato casi mortali, e che per migliorare la loro condizione, per quanto possa sembrare semplicistico, possono concedersi un periodo di riposo assoluto, con un graduale ritorno alle normali attività lavorative di studio.

 

 

Bibliografia:
Tirelli U. La stanchezza quando diventa una malattia, SDC Edizioni, Perugia-Ravenna, 2014.
Besson P.G. Sono stanco ma non so perché…! Come affrontare la stanchezza cronica, Edizioni Il Punto d’Incontro, Vicenza, 2009.