Tra i disturbi dell’umore, analizzeremo oggi il disturbo bipolare.
Il caso
B. è una persona di vent’anni, frequenta la facoltà di economia, vive in casa con i suoi genitori ed un fratello più giovane e da poco ha chiuso una relazione sentimentale con una ragazza dopo qualche mese di frequentazione.
Un periodo turbolento, lo definisce B,. poiché tra lui e la sua ex i rapporti erano troppo tesi data la sua instabilità emotiva che lo portava ad avere momenti di assoluta depressione, alternati da periodi più o meno lunghi di esuberanza ed iperattività nei quali non riusciva a trattenersi dal compiere anche potenzialmente pericolosi, come correre ad altissima velocità in tratti stradali di centri abitati.
Tutto questo mise la famiglia nelle condizioni di rivolgersi al Csm locale chiedere una consulenza che stabilì in via preliminare la presenza in B. di una disturbi bipolare di tipo 1; diagnosi confermata quando B. decise di sua spontanea volontà di recarsi da uno psichiatra del Csm ed avviarsi in un percorso terapeutico.
I disturbi dell’umore: il disturbo bipolare
Il disturbo bipolare 1, contestualizzato all’interno dei disturbi dell’umore, si caratterizza per i seguenti criteri per un episodio maniacale. L’episodio maniacale può essere preceduto e può essere seguito da episodi ipomaniacali o depressivi maggiori.
Episodio maniacale:
1 Un periodo definito di umore anormalmente e persistentemente elevato, espanso o irritabile e di aumento anomalo e persistente dell’attività finalizzata o dell’energia della durata di almeno una settimana è presente per la maggior parte del giorno, quasi tutti i giorni.
2 Durante il periodo di alterazione dell’umore e di aumento di energia o attività, 3 dei seguenti sintomi sono presenti a un livello significativo e rappresentano un cambiamento evidente rispetto al comportamento abituale:
- autostima ipertrofica ho grandiosità
- diminuito bisogno di sonno
- maggiore loquacità del solito o spinta continua a parlare
- fuga delle idee o esperienza soggettiva che pensieri si succedano rapidamente
- distraibilità
- aumento dell’attività finalizzata (sociale, lavorativa, scolastica, sessuale) o agitazione psicomotoria
- eccessivo coinvolgimento in attività che hanno un alto potenziale di conseguenze dannose (ad esempio acquisti incontrollati).
3 L’alterazione dell’umore è sufficientemente grave da causare una marcata compromissione del funzionamento sociale o lavorativo o da richiedere l’ospedalizzazione per prevenire danni a sé o agli altri oppure sono presenti manifestazioni psicotiche.
Episodi depressivi di maggiore entità: caratteristiche
Episodio depressivo maggiore:
- Umore depresso per la maggior parte del giorno quasi tutti i giorni.
- Marcata diminuzione di interesse o piacere per tutte o quasi tutte le attività per la maggior parte del giorno, quasi tutti i giorni.
- Significativa perdita di peso, non dovuta a dieta, o aumento di peso.
- Insonnia o ipersonnia quasi tutti i giorni.
- Agitazione o rallentamento psicomotori quasi tutti i giorni.
- Faticabilità o mancanza di energia quasi tutti i giorni.
- Sentimenti di autosvalutazione o di colpa eccessivi o inappropriati, quasi tutti i giorni.
- Ridotta capacità di pensare o di concentrarsi, o indecisione quasi tutti i giorni.
- Pensieri ricorrenti di morte.
Per sintetizzare quanto esposto finora, è possibile fermare che le caratteristiche principali del disturbo bipolare risiedono negli improvvisi cambiamenti d’umore dalle vertiginose altezze maniacali alle gravi depressioni. Viene chiamato disturbo dell’umore perché interessa profondamente le esperienze emotive di una persona e influenza il modo in cui questa comunica le proprie emozioni agli altri. Viene definito bipolare perché i cambiamenti dell’umore avvengono fra due poli, alto e basso, come opposto al disturbo unipolare dove i cambiamenti del tono dell’umore girano solo attorno a un polo, quello basso(depressione).
Quali le cause?
La maggior parte dei professionisti pensa che il susseguirsi dei cicli del disturbo bipolare, e per la stessa ragione, l’insorgenza e il declino della maggior parte dei disturbi, sia il risultato di una complessa interazione fra fattori tra cui:
- vulnerabilità genetiche: ereditare una propensione per il disturbo da uno o più consanguinei;
- processi neurocognitivi: anormale funzionamento dei circuiti del cervello e dei neurotrasmettitori come dopamina e serotonina;
- processi psicologici: la personalità, le convinzioni o le aspettative riguardo la vostra abilità di controllare le cose e realizzare quelle positive;
- agenti di stress: problemi economici, nuova relazione sentimentale, conflitti relazionali.
Una delle ragioni che trattengono le persone come B. dal sottoporsi ad un percorso di terapia, è il timore di dover ammettere di soffrire di tale disturbo. Non a caso una delle reazioni di molti pazienti e l’incredulità o il diniego che li mette nella condizione di dover rivedere la loro immagine e di avviarsi ad un processo doloroso e difficile; così come è difficile riconoscere la struttura biologica e genetica dei cambiamenti dell’umore. Tuttavia, questi sono i primi passi per imparare a gestire il disturbo.
Cosa fare a questo punto?
La cura del disturbo bipolare prevede dapprima l’inserimento nel percorso terapeutico di un presidio farmacologico a base di litio, nonché il ricorso a sedute di psicoterapia settimanali o bisettimanali, durante le quali pazienti come B. vengono guidati a dare una struttura ai loro pensieri, alle loro emozioni e ai loro comportamenti.
Tutto quanto finora riferito attiene al disturbo bipolare 1, che si distingue dal disturbo bipolare 2, nella misura in cui per il secondo i sintomi maniacali sono leggermente inferiori. In altre parole, nel disturbo bipolare 2, una persona alterna episodi depressivi maggiori e ipomania; l’ipotonia è una forma più lieve di mania che può non durare a lungo quanto la mania, ma il numero di sintomi richiesti è lo stesso.
B. rientra nel quadro psicopatologico del bipolare 1. La prima difficoltà del terapeuta fu lottare contro lo stigma, le autosvalutazioni e il biasimo che B. manifestava verso se stesso nella prima fase del percorso psicoterapeutico, convinto che il suo problema fosse il frutto di una debolezza caratteriale, mancanza di forza morale o un difetto della personalità.
Diego Vian
Delegato Regione Veneto L’Isola che no c’è ASP Vibo Valentia
Bibliografia
DSM 5, Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, Raffaello Cortina Ed. Milano, 2014
Miklowitz D. J. Il disturbo bipolare, una guida per la sopravvivenza, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2023.
Colom F. Vieta E. Manuale di psicoeducazione per il disturbo bipolare, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2022.
