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I disturbi dell’umore: la depressione maggiore di Diego Vian

Quando di parla di depressione, il riferimento è a uno dei più diffusi e complessi disturbi dell’umore, che nella nostra epoca si sta diffondendo in misura sempre più elevata, e che a buon diritto, può essere definito transculturale, ovvero può colpire la psiche di chiunque, indipendentemente dal contesto socioculturale di riferimento.

Cosa caratterizza la depressione maggiore?

 

– Umore depresso, senso di vuoto, disperazione

– Marcata diminuzione di interesse o piacere per tutte o quasi le attività giornaliere.

– Significativa perdita di peso non dovuta a dieta, o aumento di peso.

– Insonnia o ipersonnia quasi tutti i giorni.

– Agitazione o rallentamento psicomotori tutti i giorni.

– Faticabilità o mancanza di energia quasi tutti i giorni.

– Sentimenti di autosvalutazione o ci colpa eccessivi e inappropriati.

– Ridotta capacità di pensare o di concentrarsi, indecisione.

– Pensieri ricorrenti di morte; ricorrente ideazione suicidaria.

– I sintomi causano disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento in ambito sociale, lavorativo o in altre aree importanti.

– L’episodio non è attribuibile agli effetti fisiologici di una sostanza o a un’altra condizione medica.

Uno degli allarmi inviati dagli esperti è che l’età dell’insorgenza del disturbo depressivo maggiore si sta abbassando, coinvolgendo sempre di più la fascia adolescenziale. Molto spesso i giovani ambiscono a grandi risultati, agognano la fama, il successo, la notorietà, si identificano nelle star internazionali. Tutto questo non è da biasimare. E’ normale nutrire sogni di ambizione in giovane età. Tuttavia, nella persona destinata alla depressione maggiore, lo scopo significativo occupa la maggior parte delle energie psichiche e non lascia posta ad altro. La conseguenza di tutto questo è la strutturazione di una personalità depressiva, in cui l’unica cosa che conta è la sete di gloria. In realtà, dietro questo atteggiamento si cela qualcosa di più profondo, ovvero il paziente pensa che sarà degno di amore da parte degli altri, o di se stesso, soltanto se riuscirà a raggiungere lo scopo dominante.

Anche per la depressione è opportuno sottolineare l’importanza del modello dell’Attaccamento di J. Bowlby, che nella depressione coglie la presenza di un attaccamento di tipo insicuro; la conseguenza è l’incapacità a conservare rapporti affettivi intensi e soddisfacenti attribuibile alle esperienze che il soggetto depresso ha vissuto nella famiglia di origine.

Per il modello cognitivo la depressione rientra nel quadro sintomatologico delle distorsioni cognitive, considerate la causa primaria della malattia (Beck), ovvero prima delle modificazioni dell’umore che si presentano nel corso della depressione, si verificare una distorsione nell’interpretazione della realtà. In altre parole, per il modello cognitivo, la depressione dipende da un modo di pensare dominato dalla regola inflessibile secondo la quale ogni azione sarebbe o assolutamente buona o assolutamente cattiva. Questo tipo di ragionamento verrebbe acquisito nella primissima infanzia, e nel caso di persistenza sin nell’età adulta, predisporrebbe alla depressione.

I modelli teorici testé illustrati non escludono la dimensione biologica della depressione. Sono stati compiuti vari progressi nel trattamento della depressione, frutto di tentativi puramente empirici, che hanno condotto all’elaborazione dell’ipotesi monoaminergicai, e alla scoperta di alcuni farmaci, come gli IMAO (inibitori delle moniaminossidasi), in grado di inibire il riassorbimento della serotonina nelle terminazioni nervose, mantenendo un più elevato tasso di amine nelle sinapsi.

Sul fronte genetico, la ricerca postula che alla base della depressione ci sia una trasmissione ereditaria, di cui il responsabile è il cromosoma X. Tale teoria servirebbe a provare l’esistenza di un fattore genetico soprattutto nelle forme bipolari di depressione. Nei maschi, oltre ad un cromosoma X, è presente il anche il cromosoma Y, che stabilisce appunto il sesso maschile. Il fatto che la depressione colpisca più di frequente le donne rispetto agli uomini potrebbe spiegarsi con la localizzazione sul cromosoma X del gene portatore dell’anomalia. È utile ribadirlo, è una teoria che non incontra il plauso dell’intera comunità scientifica.

Ovviamente, non è solo la genetica a condurre le persone nel tunnel della depressione. Innumerevoli sono le situazioni della vita in cui ognuno può subire un lutto di un parente, di un amico, un tracollo finanziario, una bocciatura; eventi potenzialmente distruttivi, forieri di senso di disperazione, e che non lasciano spazio alla speranza, soprattutto per i casi di lutto.

La depressione, allora, diventa la reazione ad un forte senso di rabbia che implode ed annienta pensieri ed emozioni positive.

A questo punto si rende necessario intervenire sia dal punto di vista farmacologico che psicoterapeutico, senza escludere l’eventualità di un ricovero ospedaliero nelle situazioni più gravi. Terapia farmacologica e psicoterapeutica in nessun modo si escludono vicendevolmente, e per quanto possa sembrare difficile nel primo periodo, la persona depressa va invitata a fare dell’esercizio fisico, poiché esso stimola il rilascio di endorfine; riduce i livelli di cortisolo nel sangue, l’ormone coinvolto nella depressione e nello stress; aiuta a vedere la vita con più ottimismo; dà una sensazione di soddisfazione che aiuta ad accrescere l’autostima; aumenta il livello di serotonina.

Per quanto possa sembrare scontato, per i depressi è fondamentale sentirsi ascoltati, poiché l’ascolto è lo strumento che permette alle persone di verbalizzare il loro dolore e il loro senso di disperazione. In altre parole “L’ascolto è il tempo essenziale.” (Dominique Barbier).

 

1 Le monoamine sono neurotrasmettitori del sistema nervoso centrale che regolano umore, sonno, emozioni e funzioni motorie, tra cui spiccano serotonina, dopamina, noradrenalina e adrenalina.

 

Bibliografia:
 DSM 5, Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, Raffaello Cortina Ed. Milano, 2014
Barbier D. La dépressio, Odile Jacob, Parigi 2022
Perrella R. Storia, teoria e clinica, Carocci Ed. Roma, 2006