La psiconeuroendocrinoimmunologia

La psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI), Diego Vian

Nella lingua italiana non è usuale incontrare parole della lunghezza di quella che dà il titolo al nuovo articolo: psiconeuroendocrinoimmunologia .

Che cosa è

Il lettore è invitato a non lasciarsi allarmare dalla ricchezza di lettere che compongono la parola che definisce la disciplina che studia le direzioni bidirezionali tra psiche e sistemi biologici.

In altre parole, la psiche è in grado di modificare l’attività l’assetto dei sistemi biologici (il nervoso, l’endocrino, l’immunitario, i sistemi metabolici), e questi, a loro volta, possono modificare l’attività e l’assetto della psiche.

Il tempo che stiamo vivendo ci spinge ad assumere comportamenti e ritmi di vita contrassegnati da situazioni di forte stress, sia fisico che emotivo, capaci di attivare l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene e la conseguente efficacia antinfiammatoria del cortisolo(ormone prodotto dai surrenali), nonché la sua azione soppressiva nei confronti del sistema immunitario.

Ciò che le neuroscienze hanno stabilito è la forza immunosoppressiva del cortisolo e le conseguenze che tutto questo ha sull’organismo.

Stress e depressione

Sono diverse le situazioni altamente stressogene, tali da condurre l’essere umano in condizioni di forte disagio.

Gli studi hanno stabilito una relazione diretta tra numero di eventi negativi subiti e la prevalenza della depressione.

Il fatto, ad esempio, di aver subito quattro eventi negativi negli ultimi cinque anni, triplica il rischio di depressione rispetto a chi ne ha subito uno solo.

Inoltre, tra i principali e più devastanti eventi negativi c’è la perdita; perdita intesa, innanzitutto, come lutto di una persona cari, quale un figlio, un genitore.

La PNEI

La statistica legata alla PNEI ha indagato le conseguenze sulla salute mentale delle persone che hanno perso un figlio di 18 anni, riscontrando un aumento del 67% del rischio di ricovero ospedaliero per disturbi mentali, depressione soprattutto, in particolare, tra le madri.

Tuttavia, perdita può significare anche perdita del lavoro o una condizione economica precaria e molto disagiata.

Il lavoro è uno dei determinanti fondamentali dell’identità delle persone, definibili come animali sociali che formano la loro identità a partire dal posto occupato in un preciso ambito sociale; dal ruolo sociale e dalla considerazione degli altri, dalla capacità di spesa fondata dalla disponibilità monetaria in società ad elevato impulso consumistico.

E per questa ragione, se il lavoro viene meno, l’identità è a rischio.

Questo il presupposto che induce il sistema psiche-cervello, il grande adattatore del nostro organismo, a vivere un forte stress di tipo cronico, a cui non riesce a rispondere in modo adeguato, talvolta con esiti drammatici. Questo non basta.

Fattori di lungo periodo

Alla mancanza o alla perdita del lavoro vanno affiancati fattori di più lungo periodo, relativi ad aspetti fondamentali della salute umana:

  • la riduzione del tempo medio del sonno notturno, che negli ultimi 50 anni è passato da una media di otto ore a sei ore e 40;
  • la sedentarietà, la dieta che incrementa l’obesità e l’infiammazione;
  • l’uso di droghe; l’uso di farmaci con effetti infiammatori e di disregolazione immunitaria.

Questi  motivi che dovrebbero spingerci ad adottare comportamenti più sani e costruttivi, consapevoli, tra le altre cose, che i farmaci e i trattamenti psicoterapici, hanno effetti risolutivi limitati e ci mettono nella condizione di strutturare dei percorsi integrati e mirati alla singola persona e alla sua soggettività.

La PNEI, in fine, è una disciplina molto complessa e richiederebbe ulteriori approfondimenti, che il lettore può attingere dalla bibliografia proposta.

Vorrei chiudere con l’immagine di uno dei capolavori di Franz Kafka, uno dei più grandi narratori del Novecento, che nella sua Metamorfosi, tratteggia la frattura dell’uomo moderno in un contesto che non gli appartiene o non lo accetta per la sua diversità.

Lo scarafaggio kafkiano potrebbe essere la metafora della forte lacerazione dell’uomo che non si sente capito, voluto, accolto e che cinicamente, viene raccolto e gettato nel vaso della spazzatura.

E’ un’immagine forte e spietata quella dello scarafaggio proposta dallo scrittore austriaco, esponente dell’Espressionismo; un’immagine che trasuda la profondità del dolore mentale, emotivo e che, nel caso di Kafka, trova espressione in pagine di sublime bellezza.

Bibliografia
Bottaccioli F. Epigenetica e Psiconeuroendocrinoimmunologia, Esdra Edizioni, Milano, 2014.
Kafka F. La Metaformosi, Einaudi, Torino, 1986.
 Pancheri P. Stress, emozioni, malattia. Introduzione alla medicina psicosomatica, Mondadori, Milano, 1983.