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L’autostima non si può comprare di Diego Vian

L’autostima è un bene prezioso che non si può comperare.

“Dottore, ho deciso di venire in terapia da lei per trovare un po’ di autostima. Non faccio altre che svalutarmi e pensare che sono un buono a nulla”,

Queste poche parole sono una sorta di mantra che gli psicologi accolgono giornalmente da persone di tutte le età, sia uomini che donne, e molto spesso anche da parte di chi ha saputo raccogliere ottimi risultati sul piano sociale.

Persone inconsapevoli del proprio valore, delle loro facoltà intellettuali e pratiche, che, nonostante trovino espressione nelle più varie attività dell’agire umano, rimangono sospese, in attesa di accolte nella realtà dello spirito umano che le percepisce ma non le accoglie consapevolmente.

Se l’autostima fosse un prodotto acquistabile come un qualsiasi farmaco, un alimento, un amuleto, la realtà umana non sarebbe quella presente negli studi di psicoterapia.

Tuttavia, non nessuno ancora ha saputo creare un qualcosa in grado di sradicare il giudizio spesso feroce e svalutante che le persone affette da depressione o ansia nutrono nei confronti di se stesse.

In altre parole, l’autostima non si può acquistare o iniettare come un antibiotico per rendere la vita più serena e leggera.

Spero di non deludere chi sente di poter delegare a un qualsiasi farmaco la responsabilità di autostimarsi, costringendosi ad una sorta di inerzia mentale che lo costringe ad una stagnazione priva di spinte evolutive capaci di strutturare un pensiero positivo e costruttivo.

Fiducia e rispetto

Detto questo, è utile considerare le due componenti fondamentali dell’autostima: una è un senso basilare di fiducia di fronte alle sfide della vita, o senso di efficacia, l’altra è la convinzione di meritare la felicità, in altre parole il rispetto di sé.

Il senso di efficacia significa fiducia nel funzionamento della mente, nella capacità di pensare, capire, imparare, scegliere, prendere delle decisioni.

Significa fiducia nella capacità di capire i fatti della realtà compresi nella sfera degli interessi e dei bisogni di ognuno di noi. In altre parole, significa fiducia in se stessi, che non avvalora la convinzione di essere infallibili: è la convinzione di essere capaci di pensare, giudicare e sapere, e di correggere i propri errori.

Il rispetto di sé significa certezza del valore che ognuno avverte per se stesso, un atteggiamento assertivo riguardo al diritto di vivere ed essere felici, saper affermare senza disagio le proprie opinioni, i propri desideri e necessità, sentire che la gioia e la realizzazione di se stessi sono un diritto che tutti gli uomini acquisiscono dalla nascita.

Avere un’alta stima di se stessi, quindi, è sentirsi serenamente adeguati alla vita, ovvero competenti e meritevoli nel gestire la propria vita.

Sul fronte opposto, avere una bassa autostima di sé è sentirsi inadeguati alla vita, di sentirsi in torto, non riguardo a questo o a quell’argomento, ma in torto come persona.

Il sentimento di adeguatezza

Avere una stima di sé media è fluttuare tra sentirsi adeguati e sentirsi inadeguati, nella ragione o nel torto come persona, e manifestare queste contraddizioni nel comportamento, a volte con azioni sagge, a volte con azioni assurde, che vanno a rinforzare l’incertezza di come si è veramente nel profondo.

Dopo quanto affermato, non si può eludere il ruolo della famiglia nella definizione di autostima e nella disfunzionalità che questa può assumere in famiglie rette da relazioni tossiche.

Ciò avvalora la certezza che la bassa autostima di sé scaturisce da relazioni ostili, permeate da scarso rispetto, atti denigratori e azioni abbandoniche agiti in primis dalle figure genitoriali.

E allora? Cosa possiamo fare?

Pratiche costanti

Per poter sostenere l’autostima si possono agire delle pratiche:

  •  vivere consapevolmente. La capacità di essere consapevoli dell’ambiente in cui si vive e si opera, e di agire conseguentemente, al meglio delle proprie capacità, comportandosi in accordo quello che si vede e si sente. In sintesi agire in maniera adulta;
  • accettazione di sé. Accettare la realtà per com’è, ciò non significa approvarla bensì guardarla in faccia. Uno degli esempi più importanti è legato alla difficoltà di accettare il proprio corpo. E in questo, l’accettazione di sé significa accettare il proprio corpo, senza negarlo, nel rispetto della realtà, nonostante la disapprovazione emotiva;
  • senso di responsabilità, ovvero ognuno di noi è responsabile della propria autostima, che in quanto tale, non è un dono di altri. Si genera dall’interno. Aspettare passivamente che succeda qualcosa per innalzarla significa condannarsi a una vita di frustrazioni. Più si evade dalla responsabilità, più l’autostima ne risente negativamente;
  • affermazione di sé, ovvero rendere onore ai propri desideri. Bisogni, valori, e cercare una forma giusta per esprimerli nella realtà. E’ la volontà di occupare le proprie posizioni, essere apertamente quello che si è, trattare se stessi con rispetto negli incontri con gli altri. È anche saper dire di no a ciò che non ci appartiene o non rispecchia in nostri valori;
  • darsi un obiettivo, che risponde alle domande, cosa sto cercando di raggiungere? Come intendo raggiungerlo? Ho i mezzi giusti per raggiungerlo? Devo rivedere i miei obiettivi? Darsi un obiettivo, quindi, è vivere con un alto livello di consapevolezza. Questo permette di affermare che la radice dell’autostima non sono i successi conseguiti, ma quelle pratiche generate dall’interno, che alla fine permettono di conseguire i successi;
  • integrità personale, dove l’integrità è l’integrazione tra ideali, convinzioni, credenze e comportamento. Parole e comportamento coincidono in una dimensione di coerenza.

Stabilità

Dopo tutto questo l’unica via per strutturare l’autostima dentro di sé è sempre quella stabilità dall’amore di cui ogni essere umano abbisogna sin dalla sua nascita. Non sono le punizioni anche corporee o le svalutazioni a generare essere sicuri di se stessi, capaci di apprezzarsi e di avere una buona opinione di se stessi.

Un bambino vissuto in un contesto ostile, avrà davanti a sé un percorso di lacerazioni interne che porterà con sé a lungo, e con le quali si dovrà confrontare continuamente, al meno fino a quando non stabilirà un patto di non belligeranza con se stesso.

Giunto a questo punto potrà sposare la massima nietzscheana, “Diventa ciò che sei”.

 

Bibliografia
Brande N. I sei pilastri dell’autostima, Tea Edizioni, Milano, 2004
Morelli R. Lezioni di Autostima, Mondadori, Milano 2013.