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Il perfezionismo, un problema importante. Diego Vian

Il perfezionismo può essere un problema

Per coloro che svolgono la professione di psicoterapeuta, una delle condizioni con la quale si devono confrontare quasi giornalmente è il bisogno di molte persone con problemi d’ansia di essere “perfette”.

Ho intenzionalmente racchiuso l’aggettivo qualificativo perfette tra le virgolette, nel tentativo, non solo di isolare l’insieme di semi che compongono la parola, bensì anche per mettere in luce una delle condizioni che affliggono le menti dei pazienti e del dolore che sono costrette a sopportare per guidare la loro esistenza, ignari che il perfezionismo è una delle condizioni più ansiogene in assoluto.

Se volessimo dare una definizione di perfezionismo, lo potremmo definire come un’eccessiva dipendenza della valutazione di sé dal raggiungimento di standard personali esigenti e autoimposti in almeno un dominio altamente saliente nonostante le conseguenze avverse (Roz Shafran, psicologa inglese).

Tale definizione ci mette nelle condizioni di elencare le seguenti implicazioni:

 – Le persone perfezioniste hanno uno schema di valutazione di sé disfunzionale per tre motivi principali:

  • è rischioso valutare se stessi in un solo dominio perché se si fallisce nel raggiungere gli standard crolla l’intero sistema di autovalutazione e si sviluppa inevitabilmente una valutazione negativa di sé;
  • in alcuni domini, come ad esempio il peso o la forma del corpo e lo sport, non si riesce ad avere mai un completo e duraturo successo;
  • la focalizzazione esclusiva su un dominio marginalizza altre aree della vita, riducendo gli interessi dell’individuo solo al raggiungimento di uno standard ed elude inevitabilmente un impegno in altri domini importanti della vita(es. scuola, lavoro ecc.) che contribuiscono in genere a sviluppare nell’individuo un sistema di autovalutazione funzionale, stabile e articolato.

– gli standard sono autoimposti e non necessariamente richiesti dagli altri;

– gli standard sono personalmente esigenti;

– per le persone perfezioniste è importante non solo raggiungere un determinato obiettivo, ma anche quanto impegno è posto per perseguire tale meta;

– le persone perfezioniste hanno standard elevati nei domini di vita che hanno significato individuale ma non nei domini di vita che hanno poca o nessuna rilevanza personale (sono ad esempio molto interessati ad eccellere nel lavoro, ma non curano la loro forma fisica).

Come si diventa perfezionisti?

Le cause che portano ad assumere posizione mentali e comportamentali perfezionistiche non sono chiare.

È plausibile, che, come gli altri stili di personalità, sembra derivare dalla combinazione di predisposizione genetica e di fattori di rischio ambientali.

Le ricerche sui gemelli suggeriscono che la genetica contribuisca dal 24% al 49% allo sviluppo del perfezionismo. Inoltre, questi studi hanno evidenziato un grado di ereditabilità maggiore nei monozigoti, che trova espressione negli standard personali, nei dubbi sulle azioni e le preoccupazioni per gli errori.

Fattori

Sul fronte psicologico, sono molte le teorie che hanno posto l’accento sul ruolo dei fattori di rischio ambientali nello sviluppo del perfezionismo.

Tra questi le critiche esercitate da genitori esigenti e critici possono indurre a comportamenti perfezionistici. Anche gli insegnanti particolarmente esigenti possono strutturare la convinzione che sia importante soddisfare certi standard per piacere degli altri. E in linea più generale, le punizioni eccessive per piccoli errori, possono al divieto individuale di commettere errori.

Alle critiche e alle punizioni fanno eco le esperienze con genitori poco o per nulla premianti, che non lodano mai i comportamenti positivi, o che, ancor peggio, fanno dipendere l’offerta del loro amore da quanto viene raggiunto; lo stesso perfezionismo dei genitori può essere oggetto di emulazione da parte dei figli, che di conseguenza agiscono in ottemperanza e nel rispetto del perfezionismo genitoriale.

La dimensione ambientale e psicologica non elude quella clinica, all’interno della quale il perfezionismo viene descritto come un processo transdiagnostico, riscontrabile ad esempio nei disturbi dell’alimentazione, nei disturbi dell’umore, nei disturbi d’ansia e nei disturbi di personalità.

Disturbi dell’alimentazione

Quando si parla di disturbi dell’alimentazione, quali anoressia nervosa e bulimia nervosa, il livello di perfezionismo è molto elevato e predice un aumento di sintomi bulimici soprattutto nelle giovani donne.

Risultati simili a quelli riportati per i disturbi dell’alimentazione sono stati osservati nella depressione clinica (disturbo dell’umore). Gli studi eseguiti hanno evidenziato, in effetti, che le persone con depressione clinica riportano punteggi più elevati nelle scale che valutano il perfezionismo.

Anche l’ansia è correlata al perfezionismo, in particolare al disturbo ossessivo-compulsivo, al disturbo d’ansia sociale e al disturbo di panico.

In fine è utile spendere alcune parole sull’intervento da mettere in atto per arginare il problema del perfezionismo. In primis, un percorso di tipo cognitivo comportamentale può sostenere il paziente ad adottare dei comportamenti più funzionali e a destrutturare le distorsioni cognitive a favore di pensieri più sani e costruttivi.

Non si dimentichi in fine, che la salutare ricerca di eccellere, al contrario del perfezionismo, spinge le persone a provare entusiasmo e piacere nel cercare di raggiungere gli standard e gli obiettivi e a non considerare gli errori come l’evidenza di un difetto personale, ma come un momento passeggero necessario e da cui si può imparare e migliorare. In altre parole, possiamo eccellere senza farci del male.

 

 Bibliografia
Camporese, Sartirana, Dalle Grave, Vincere il perfezionismo, Positive Press, Verona, 2020
Sharan R. cognitive-behavioral treatment of perfectionism, Guildford Publications, New York, 2016