Nuovo articolo per il nostro delegato regione Veneto: Voce, psiche e neuroscienze.
Quando di parla di musica, il rifermento è ad una delle arti presenti e diffuse in tutta la sfera terrestre, e che a buon diritto si può definire come realtà transculturale, nella misura in cui tutte le culture, anche le più rurali, ne sanno cogliere l’importanza e gli effetti sulla psiche, tanto che la musica trova espressione soprattutto in riti sciamanici, curativi, nonché evocativi di forze ancestrali, divine a cui l’uomo fa ricorso per gestire l’immanenza ed esorcizzare paure e forze sconosciute, potenziali portatrici di dolore e morte.
La presenza della musica e delle sue varie dimensioni espressive che si manifestano nelle più svariate sonorità e tonalità, non esclude la presenza della voce capace di veicolare le emozioni mediante parametri acustici quali il volume, il tono ed il ritmo.
Frequenza, ritmo e intensità
La frequenza fondamentale e ciò che viene comunemente chiamato tono di voce e si misura in hertz; essa è il prodotto della vibrazione delle corde vocali, della velocità a cui vibrano e della loro tensione: più sono tese, più vi prendono velocemente, viceversa a minor tensione e a più bassa frequenza vibratoria corrisponde un tono più basso.
Il ritmo si riferisce alla velocità dell’eloquio, alle pause e agli accenti.
L’intensità fa riferimento al volume dell’emissione sonora: esso si misura in decibel ed è il risultato della combinazione della pressione espiratoria e della vibrazione delle corde vocali.
Tutto questo si colloca sia nei contesti artistico-celebrativi che nella quotidianità, ovvero in quelle situazioni dove la voce può sottolineare una differenza come nelle espressioni di cordialità e gentilezza.
In altre parole, l’essere gentili si esprime sia con espressioni facciali, che con la voce.
Il tono della voce e la velocità di emissione del suono veicolano significati ad impatto emotivo, ovvero mettono l’ascoltatore nelle condizioni di avvertire un’emozione da cui derivano manifestazioni comportamentali e cognitive.
Questo ci porta a concludere che ascoltare un brano musicale di Freddy Mercury o di Maria Callas è un momento in cui la voce sa penetrare in profondità dell’essere e toccare corde profonde, stimolare reazioni endogene, che si manifestano nel pianto e nelle palpitazioni cardiache, perché intrise di bellezza e talento, e che viaggiano su frequenze presenti nell’etere.
Le stesse frequenze, tuttavia, possono trasportare messaggi di paura e di rabbia e quindi di messaggi potenzialmente distruttivi.
Cosa succede nel cervello nel processo di ascolto della voce?
Evidenze cliniche e di neuroimaging suggeriscono che ci sono processi cerebrali selettivi per la voce, e hanno dimostrato l’esistenza di una specifica popolazione neuronale.
Queste regioni voce-selettive della corteccia si trovano bilateralmente lungo le parti centrali e anteriori del giro temporale superiore, e mostrano maggiore ossigenazione del sangue in risposta a suoni rispetto ai suoni non vocali da fonti naturali o controlli acustici quali rumore modulato in ampiezza o voci codificate.
Le nuove scienze inoltre hanno dimostrato che i neonati di 7 mesi dimostrano maggiore risposta nella corteccia temporale superiore a destra e sinistra.
Ciò suggerisce che il cervello infantile apprende l’elaborazione delle informazioni vocali specifiche tra l’età di quattro e sette mesi.
Questo ci ricollega a quanto affermato precedentemente, ovvero che le espressioni vocali felici sono segnali sociali particolarmente salienti che coinvolgono una vasta rete del cervello, tra cui la corteccia sensoriale il sistema limbico la corteccia somatosensoriale e la corteccia prefrontale, che è alla base della capacità di percepire e comprendere le relazioni sociali.
Mai quindi azzardato dire che l’essere gentili accoglienti sin dalla prima infanzia sia il modo da preferire nell’educazione degli esseri umani.
Non è solo la voce ascoltata o udita ad intervenire nei processi mentali.
Consiste nell’essere umano anche una forma particolare di voce: la voce interna quella che non viene esteriorizzata attraverso l’uso delle corde vocali ma bensì resta una forma di pensiero, che spesso guida il nostro comportamento i nostri progetti o si presenta come flusso ininterrotto di rimuginazioni.
Queste forme di voci interiori, come la lettura, sembrano aumentare l’attività metabolica della corteccia cerebrale -uditiva nello specifico nelle aree deputate al riconoscimento vocale nonostante non siano presenti segnali esterni.
Mentre durante il linguaggio parlato la produzione vocale arriva fino all’area di Broca durante una lettura silenziosa e il processo si ferma all’aria di Wernicke; le parole sono prima tradotte e comprese nel loro significato e poi inviate in forma di impulsi all’area acustica che le fa sentire come se le stessimo pronunciando. E’ chiaro che durante la lettura serve un lavoro integrato con la corteccia visiva.
Dimensione neurologica della voce
La voce e la sua dimensione neurologica trovano applicazione anche nella Psicoterapia Vocale, che consiste nell’uso del respiro, di suoni, di improvvisazioni vocali, canzoni e dialoghi all’interno di un rapporto paziente-terapeuta per la promozione della crescita intrapsichica e interpersonale.
Tale terapia può essere utilizzata con i pazienti che soffrono di una varietà di sintomi molti dei quali derivano da bisogni infantili non soddisfatti così come può essere utile con persone con storie di abusi emotivi, fisici e sessuali, dipendenza o blocchi dello sviluppo.
Una combinazione di canto, improvvisazione vocale e interazione verbale può essere utilizzata in diverse fasi del processo terapeutico per recuperare e integrare i sentimenti immagini e ricordi dell’inconscio, fornendo una potente esperienza riparativa.
Quando cantiamo si producono vibrazioni che alimentano il corpo e rompono i blocchi di energia liberando sensazioni e permettendo un flusso naturale di vitalità e uno stato di equilibrio. Essa funziona perché usare la voce per cantare, improvvisare vocalmente, emettere suoni, ci permette di connetterci con i nostri sentimenti, le nostre sensazioni, le immagini e le associazioni del mondo inconscio.
Il canto ci aiuta a integrare il corpo e la mente-spirito. Il sé si rivela attraverso il suono e le caratteristiche della voce il processo di trovare la propria voce, il proprio suono è una metafora per la ricerca di se stessi.
Abitare sè
Riscoprire la propria voce richiede di abitare il proprio corpo: il primo passo per riconnettersi al proprio sé corporeo è imparare a respirare profondamente.
È curioso notare come il termine greco “psyche” significhi contemporaneamente anima e respiro; Il respiro come punto di partenza per raggiungere l’obiettivo principale della psicoterapia vocale ovvero l’integrazione del sé.
Questa, una delle ragioni principali per favorire lo studio della musica e del canto sin dall’infanzia.
