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Il modello Sistemico-Relazionale di Diego Vian

Quando si parla di modello Sistemico-Relazionale, il riferimento è al carattere sociale del disturbo mentale, ne consegue che la cura è correlata al contesto in cui il disagio si è sviluppato.

Secondo tale impostazione esiste una stretta connessione tra l’evoluzione di un individuo e l’evoluzione dei suoi contesti di appartenenza.

Alla base di tutto questo si presentano la teoria dell’attaccamento e la psicoanalisi relazionale, come sostenitori della comprensione del rapporto tra l’individuo e il suo contesto di relazioni, non più considerato in una logica causale lineare.

L’organizzazione del sé, in sostanza, si modella all’interno delle relazioni significative precoci. Non però in un rapporto causa (genitori) effetto (bambino), bensì attraverso un gioco collusivo che sottolinea l’interazione tra il carattere del bambino, i profili del carattere e le fantasia genitoriali.

In questo modo viene messo in primo piano il gioco, nello spazio interattivo, dei mondi rappresentazionali di ciascuno e il fatto che il prevalere di una configurazione relazionale e di una visione della realtà, sembra anche per il singolo richiedere la condivisione degli altri interlocutori significativi.

Ma dove nasce la psicopatologia?

Essa è l’esito dell’inadeguatezza e/o la mancata evoluzione dell’ambiente familiare e si esprime nei problemi legati all’autonomia del Sé e i conflitti connessi alla differenziazione.

Da ciò prende vita una forma di senso di colpa che accompagna il processo di individuazione e che si manifesta nella convinzione diffusa e fondamentale che la separazione possa danneggiare l’altro.

Del pari è diffusa la convinzione che se si dispone di più persone “buone” nella famiglia originaria, se ne verrà privati.

La conquista dell’autonomia, di una vita e di un destino separati dagli altri membri della famiglia è in se stessa causa di senso di colpa.

Questa la premessa per ricordare come il cambiamento sia in grado di generare angoscia, dal momento che le azioni ritualizzate hanno rigidamente limitato l’esperienza di sé e dell’altro e reso difficile, spesso impossibile, viversi e vivere l’altro in modi non limitati.

Livelli di gravità

Il livello di gravità della psicopatologia è legato proprio a questa impossibilità, nel percorso di crescita, di accedere a esperienze e relazioni diverse da quelle permesse dalle vecchie configurazioni relazionali, per giungere a nuove integrazioni di immagini di sé, dell’altro e della relazione.

E più grave è il livello di patologia, maggiore è la rigidità degli schemi di relazione, e minore è la possibilità di stabilire una riflessione su ciò che si conosce e si agisce in-mediatamente.

Quanto finora espresso mette in luce l’interdipendenza tra mondo interno e realtà esterna, tra famiglia rappresentata e famiglia reale, da considerare all’interno di una visione evolutiva della famiglia e dell’individuo.

In sintesi i punti principali:

  • L’evoluzione del Sé è strettamente legata all’evoluzione del suo contesto di appartenenza. Ciò significa che il contesto deve favorire l’evoluzione del singolo e del sistema familiare e sociale;
  • il prevalere di una configurazione relazionale e di una visione della realtà richiede sempre per il singolo la condivisione da parte degli altri appartenenti al contesto socio-familiare;
  • l’incontro tra individui è sempre accompagnato dal desiderio di sperimentare parti di sé per convalidarle;
  • un contesto relazionale caratterizzato da un clima di reciprocità, di fiducia, di sicurezza, di speranza capace di favorire l’apprendimento attraverso l’esperienza;
  • la capacità di continuare ad apprendere dall’esperienza per riuscire a differenziare il Sé dall’altro, limitando il conflitto relazionale;
  • lo spazio familiare è uno spazio condiviso in cui interagiscono i mondi rappresentazionali di ciascuno, in cui si rinnova la necessità di trovare un equilibrio tra appartenenza e separazione;
  • sul piano delle interazioni e di relazioni, la modalità di funzionamento prevalente mira a mantenere inalterato il mondo delle rappresentazioni interne;
  • nell’incontro terapeutico è necessario valutare la domanda di aiuto, l’esistenza e la qualità di uno spazio mentale ed emotivo, per affrontare ciò che provoca disagio e sofferenza, insieme alla capacità di nutrire fiducia negli obiettivi da compiere.

Contesto familiare

E’ nel contesto familiare, in primis, che si sviluppa il primo embrione di psicopatologia che, nel corso del tempo, può esitare in disturbi della personalità.

Un nucleo di psicopatologia che trae origine dalle figure genitoriali, nelle quali, la presenza di questioni non risolte, può generare una disorganizzazione sia dei pensieri, che dei comportamenti e le porta a rispondere in maniera imprevedibile e con eccessiva intensità emozionale nelle interazioni con i figli, a volte con reazioni che, indipendentemente dalla loro volontà, risultano essere fonte di confusione e paura.

Quando esistono delle esperienze che non sono state elaborate, e trasmesse sul piano transgenerazionale, e se l’interazione con i figli stimola queste persone ad attivare certi canali emotivi, si verifica una sorta di cortocircuito, una sovrapposizione sul piano emotivo tra quelle situazioni e le situazioni precedenti.

In altre parole, si tratta di collegamenti ad emozioni arcaiche non organizzate che invadono la mente della persona, e la porta e perdere il controllo; i ricordi e le esperienze infantili fanno riemergere risposte istintuali, sensazioni corporee unite a tensione e dolore. Sono questi in casi in cui la mente degrada in modo evidente: la persona mette in evidenza la sua difficoltà di accedere alle funzioni mentali superiori, quali pensare, riflettere, scegliere. L’emozione non viene contenuta ed il rischio di ricorso alla violenza è molto alto.

Giunti a questo, si rende necessario attivare un processo terapeutico, che diventa uno spazio contenitivo, elaborativo e di sperimentazione, per ottenere il quale è necessario riattivare sia le esperienze represse con i loro portati emotivi, ma anche promuovere un processo di arricchimento dell’esperienza che permetta di sperimentare “nuovi modi di essere con l’altro”.

La terapia deve diventare contenitiva ed evolutiva.

 

Bibliografia
Andolfi M. La terapia con la famiglia, Astrolabio, Roma, 1978
Giacometti K-Mazzei D. Il terapeuta sistemico-relazionale, Franco Angeli Editore, Milano, 1996.