il-disturbo-post-traumatico-da-stress

Il disturbo post-traumatico da stress (DPTS) di Diego Vian

M. è una donna di circa cinquant’anni, sposata e madre di un figlio di venti. Lavora come assistente sociosanitaria in una casa di accoglienza per ragazzi con problemi di autismo. Circa venti giorni fa, durate il servizio serale, M. è stata vittima di un’aggressione da parte di un ospite ventenne. Nello specifico cercò di fermare il ragazzo che stava aggredendo un suo coetaneo, colpevole di non volergli prestare il tablet.

Non riuscendo ad ottenere lo strumento che desiderava, il ragazzo morse uno dei seni di M. buttandola a terra violentemente, procurandole ematomi ed escoriazioni. Il medico del pronto-soccorso le prescrisse l’astensione dal lavoro per venti giorni. I giorni di malattia permisero a M. di ristabilirsi fisicamente, tuttavia, sul piano psichico, accusava sintomi compatibili con un disturbo da stress post-traumatico, quali sogni immersi da senso di inquietudine, pensieri intrusivi, ed esperienze in cui M. crede di rivivere l’evento traumatico.

I criteri di diagnosi

Di seguito una sintesi dei criteri stabiliti dal DSM 5 per la diagnosi del DPTS:

  • Esposizione a morte reale o minaccia di morte, grave lesione, oppure violenza sessuale;
  • ricorrenti, involontari e intrusivi associati all’evento traumatico;
  • ricorrenti sogni spiacevoli in cui il contenuto e/o le emozioni del sogno sono collegati all’evento traumatico;
  • reazione dissociative (ad. Es flashback) in cui il soggetto sente o agisce come se l’evento traumatico si stesse ripresentando;
  • intensa e prolungata sofferenza psicologica all’esposizione a fattori scatenanti interni o esterni che simboleggiano o assomigliano a qualche aspetto dell’evento;
  • marcate reazioni fisiologiche a fattori scatenanti interni o esterni che simboleggiano o assomigliano a qualche aspetto dell’evento;
  • evitamento persistente degli stimoli associati all’evento traumatico;
  • alterazione negative di pensieri ed emozioni associati all’evento traumatico;
  • la durata delle alterazioni è superiore ad un mese;
  • l’alterazione provoca disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento in ambito sociale, lavorativo o in altre aree importanti;
  • l’alterazione non è attribuibile agli effetti fisiologici di una sostanza (farmaci, alcol, droghe) o a un’altra condizione medica.

Sono diversi gli studi eseguiti sul DPTS e molti di modelli teorici creati dal punto di vista psicologico, sociale e biologico per spiegare lo sviluppo di tale disturbo. Infatti, la complessità del disturbo e l’alta prevalenza di comorbilità rendono improbabile che un unico approccio possa fornire una spiegazione accettabile.

Al di là della complessità riferita al DPTS, è opportuno quanto meno elencare i fattori di vulnerabilità in tre ampie fasi: pretrauma, peritrauma e post-trauma. Relativamente al pretrauma ci sono alcune evidenze che sembrano indicare come un basso livello di istruzione e un basso livello socioeconomico si possano associare a un rischio lievemente aumentato di DPTS. Numerosi studi hanno dimostrato, inoltre, che una storia di pregressi disturbi psichiatrici o una preesistente tendenza all’ansia e alla depressione può essere un fattore di vulnerabilità per il DPTS.

Per quanto riguarda le caratteristiche dell’evento in sé (variabili peritraumatiche), la ricerca ha dimostrato ampiamente che la gravità del trauma è un fattore critico per il successivo adattamento. Gli eventi più gravi sono caratterizzati da fattori come un elevato livello di minaccia per la vita, durata maggiore, complessità ed esposizione alla sofferenza di altri. Un avvertimento importante su quanto testé esposto si riferisce a studi sulla minaccia percepita durante il trauma e come questa sia un fattore predittivo più significativo del successivo adattamento rispetto al livello reale di minaccia.

I fattori post-trauma possono modulare lo sviluppo del disturbo del disturbo e facilitare il processo di guarigione. La ricerca disponibile dimostra che un buon sostegno sociale e le abilità di gestione dello stress possono aiutare a guarire il trauma.

Il sostegno familiare

Nel caso di M. la famiglia ha saputo fornirle molto sostegno, sia psichico che logistico ed il suo impegno nella gestione dello stress avvalendosi di esercizi di respirazione e meditazione, le sono stati di fondamentale aiuto per superare i momenti di difficoltà.

Tra i trattamenti possibili per la guarigione del DPTS, quelli basati sull’esposizione, ampiamente utilizzati nella gestione dei disturbi d’ansia da molti anni, costituiscono una componente centrale del trattamento. Nello specifico, l’esposizione in vivo si utilizza per stimoli esterni, attività, oggetti o persone, che provocano ansia in conseguenza del trauma. Tuttavia, nel caso del DPTS, poiché i ricordi traumatici costituiscono il principale stimolo temuto, gran parte dell’esposizione sarà immaginativa.

Ulteriori interventi fanno riferimento alla ristrutturazione cognitiva, con la quale le persone vengono educate ad identificare le cognizioni maladattive e a metterle alla prova usando una lista di domande. Anche il trattamento farmacologico può essere considerato con la prescrizione di antidepressivi ed ansiolitici. Più controversa è la discussione sull’utilizzo dei movimenti oculari (EMDR, Eye Movement Desensitization and Reprocessing), dal momento che molti studi non sono riusciti a dimostrare alcune efficacia di tale approccio terapeutico; altri, invece, hanno evidenziato miglioramenti, che non escludono il ricorso integrativo a modalità cognitivo comportamentali ai fini della guarigione.

Nel caso di M. il percorso terapeutico, estesosi nell’arco di alcuni mesi, ha previsto l’impiego di più approcci, in primis l’esposizione in vivo con il rientro al lavoro e la riorganizzazione del piano operativo che le permettesse di controllare il manifestarsi di stimoli iatrogeni. Fondamentale sia per M. che per tutti i casi di DPTS è la relazione terapeutica che non può prescindere dalla fiducia che il paziente deve riconoscere al terapeuta, nel momento in cui quest’ultimo lo induce a rivivere il trauma e le emozioni ad esso connesse.

 

Bibliografia 
Craparo G. Il disturbo post-traumatico da stress, editore Carocci, Roma, 2013
 Sanavio E. Manuale di psicopatologia e psicodiagnostica
Il Mulino, Bologna, 2016,
Trattamento dei disturbi d’ansia, Guide per il clinico e Manuali per chi soffre del disturbo, a cure di G. Andrews, M. Creamer, R. Crino, C. Hunt. L. Lampe, A. Page.