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I disturbi d’ansia di Diego Vian

Problemi con i quali gli specialisti della salute mentale si confrontano giornalmente, sono i disturbi d’ansia, che, data la loro presenza nel contesto sociale, coinvolgono sia uomini che donne, e meritano la definizione di transdiagnostici, ovvero sono oggetto di cure per i diversi modelli che caratterizzano il percorso psicoterapeutico.

Cos’è l’ansia

Nella loro fisiologia i disturbi d’ansia non consistono soltanto in uno stato d’ansia eccessivo. L’ansia è una sensazione normale e livelli moderati di ansia sono spesso utili per migliorare le prestazioni, mentre livelli piuttosto elevati di ansia possono spesso inibire azioni e pensieri anche quando non sono coerenti con ciò che esige la situazione.

Persone con disturbi d’ansia non si lamentano semplicemente di essere troppo spesso eccessivamente ansiose, ma chiedono un aiuto riferendo paure specifiche e ricorrenti, che riconoscono come irrazionali e in un certo senso intrusive.

Le righe che seguiranno saranno propedeutiche ai prossimi articoli su questo disturbo molto diffuso nella società contemporanea.

Timori

Chi soffre di disturbo d’ansia teme di avere collasso fisico nel disturbo di panico e nell’agorafobia, di ricevere un giudizio negativo nella fobia sociale, che accada qualcosa di male a sé e ai propri cari nel disturbo d’ansia generalizzato, di arrecare danno a sé e ai propri cari nel disturbo ossessivo compulsivo, di essere esposti a un danno, in realtà improbabile, nelle fobie specifiche, o temere la riemersione di ricordi collegati a situazioni di pericolo del passato nel disturbo post traumatico da stress.

Sono i sintomi specifici e la paura di questi sintomi a creare disabilità, sebbene l’ansia che ne deriva sia il sintomo utilizzato per definire questo gruppo di disturbi.

Questo consente di affermare che i farmaci ansiolitici, come le benzodiazepine, non sono risultati il trattamento ideale, nonostante riducano sia l’ansia di Stato sia l’ansia anticipatoria, e migliorano la padronanza.

Le ricerche hanno stabilito come essi siano poco efficaci nel ridurre le paure di fondo specifiche di ciascun disturbo. Ci sono fattori generali che sembrano predisporre a tutti i disturbi d’ansia. Quindi il trattamento dovrebbe mirare a ridurre questa vulnerabilità generale, nonché le paure specifiche di ciascun disturbo.

Cosa genera l’ansia?

La maggior parte delle persone diventa ansiosa quando si sente minacciata dalla perdita di affetti, del posto di lavoro, del benessere economico e della sicurezza.

La ricerca ha ripetutamente dimostrato la relazione tra minacce e l’ansia di stato (ovvero l’ansia che si manifesta in una precisa situazione e che si distingue da quella di tratto che pertiene alla struttura di personalità ed è duratura), ma ha anche evidenziato che questa relazione è limitata nel tempo, e che la maggior parte delle persone si riprende abbastanza velocemente.

Tutto questo suggerisce che l’individuo medio è in grado di far fronte a una normale avversità. La perdita di denaro o della posizione lavorativa può essere accettata nell’arco di mesi; la perdita di un genitore, di un bambino o del coniuge in un anno o due; tuttavia, vi sono alcune esperienze così gravi che continuano a generare ansia e uno stato di ipersensibilità ad altre minacce per un periodo di tempo molto lungo.

Una situazione viene identificata come una minaccia e la risposta automatica conduce ad uno stato di tensione che stimola un’azione, ammesso che l’azione sia possibile. Quando non è possibile, l’attivazione fisiologica che avrebbe facilitato l’azione, viene avvertita sotto forma di sintomi che rappresentano le modificazioni fisiologiche associate alla risposta attacco-fuga.

Sintomatologia

Questi i sintomi: aumento della circolazione (percepito come palpitazioni), aumento dell’attività respiratoria (percepito sotto forma di difficoltà a respirare o sensazione di soffocamento, torpore, parestesie, vertigini, sensazioni di vuoto e di fastidio al torace), della tensione muscolare (percepita sotto forma di tremiti, tremori, tensioni e dolori muscolari), riduzione nell’attenzione, che provoca difficoltà a concentrarsi su altre cose e rischia di avere conseguenze più gravi.

Molte sono le persone che non associano questi sintomi alla minaccia precedente e considerano invece i sintomi come la prova dell’imminenza di una qualche catastrofe fisiologica. Temono di avere un attacco cardiaco, un collasso, il timore di impazzire o di morire.

La percezione del pericolo di avere un collasso fisico ha quindi l’effetto di una minaccia aggiuntiva e incontrollabile, e pertanto aumenta ancora di più l’attivazione dei sintomi che ne conseguono.

È utile ribadire che un’ansia moderata può agire come forza positiva accrescendo l’efficacia di un’azione. Tuttavia, un’ansia troppo grave e limitante, riduce la capacità dell’individuo di capire ragionare e agire in modo appropriato. Quindi, è parte integrante di qualsiasi concetto di capacità di far fronte allo stress, l’importanza di un qualche meccanismo di difesa, che opera affinché sia mantenuta la padronanza di sé, essendo limitanti gli effetti debilitanti di un’ansia elevata. In quest’ultima affermazione è possibile inserire il ruolo strategico delle difese evolute che la mente umana è in grado di adottare per arginare i disagi dell’ansia. Tra queste l’anticipazione, la soppressione, la sublimazione e lo humor, capaci di riconoscere la natura e l’entità della minaccia, e di limitare il Livello di attivazione.

Trattamento

Sul piano del trattamento sono diverse le modalità che permettono di agire a favore della cura dell’ansia. Tra queste le tecniche cognitivo-comportamentali, che hanno lo scopo di rendere la maggior parte delle minacce comprensibili e gestibili agli occhi del paziente. Le strategie, quali il controllo dell’iperventilazione, e in grado minore il rilassamento e la meditazione, sono metodi per ridurre lo stato di allerta. Tuttavia, la chiave per ridimensionare lo stato di allarme e gestire gli evitamenti nelle situazioni fobiche è l’esposizione graduale al pericolo.

La terapia cognitiva, infine, si focalizza sui processi di valutazione. In sostanza il focus è sui processi di valutazione e mira a definire la situazione o la minaccia in modo che la persona sia messa in grado di trovare la soluzione a tutte o quasi le situazioni minacciose. E che il problema, non più incontrollabile, possa diventare gestibile.

Infine, la meditazione e la respirazione sono strumenti messi a disposizione dei pazienti, e possono sostenere le processo di guarigione. La prima consente di deviare la concentrazione su pensieri non intrusivi e di sostituirli con pensieri più funzionali; la seconda favorisce un rilassamento muscolare ed è particolarmente indicata per il disturbo d’ansia generalizzato.

 

Bibliografia
Sanavio E. Manuale di psicopatologia e psicodiagnostica
Il Mulino, Bologna, 2016,
 Trattamento dei disturbi d’ansia, Guide per il clinico e Manuali per chi soffre del disturbo, a cure di G. Andrews, M. Creamer, R. Crino, C. Hunt. L. Lampe, A. Page.
W. Adrians, Trattamento dei disturbi d’ansia, McGraw-Hill Educator, Milano, 1999