Anche per il DIP (disturbo istrionico di personalità) un esempio tratto da casistiche cliniche può fornire indicazioni sufficienti per cogliere la problematica di persone che vivono nel perenne bisogno di essere viste.
Il caso
A. è un uomo di quarant’anni, divorziato con una figlia di sei anni, affidata alla ex moglie e che riesce a vedere durante i weekend o durante le attività sportive.
Figlio di una casalinga e di un impiegato pubblico e terzo di quattro figli, dopo la maturità classica, si è iscritto al DAMS di Bologna con lo scopo di studiare cinema e teatro e realizzare il suo sogno di diventare un regista internazionale.
Un sogno che svanì, non a causa dell’incapacità di A di sostenere gli esami, bensì per le fragilità emotive che lo pervadevano, e che alla fine lo hanno fatto cedere.
In terapia si presenta con abiti molto eclettici, possibilmente firmati, i capelli a volte di colore viola o arancioni. Non si contano anelli e braccialetti.
“I miei genitori non si sono mai accorti di me. Neanche a scuola mi vedevano e all’università mi sentivo un numero.”
Le affermazioni come queste di A denotano senza dubbio un problema di attaccamento verso le figure genitoriali.
In effetti il papà era spesso assente, se non per lavoro, per le sue frequentazioni extra coniugali. La mamma cedeva frequentemente alle tentazioni dell’alcol, incurante delle difficoltà scolastiche ed emotive dei figli.
Caratteristiche del tratto istrionico di personalità
Alla fragilità dell’attaccamento, il tratto istrionico emerge con intensità in A e corrisponde a quanto previsto dal DSM 5:
- è a disagio in situazioni nelle quali non è al centro dell’attenzione;
- l’interazione con gli altri è spesso caratterizzata da inappropriato comportamento sessualmente seduttivo o provocante;
- manifesta un’espressione delle emozioni rapidamente mutevole e superficiale;
- utilizza costantemente l’aspetto fisico per attirare la l’attenzione su di sé;
- lo stile dell’eloquio è eccessivamente impressionistico e privo di dettagli;
- mostra auto drammatizzazione e attualità ed espressione esagerata dell’emozioni;
- è suggestionabile (cioè facilmente influenzato dagli altri o dalle circostanze);
- considera le relazioni più intime di quanto non siano realmente.
Le indicazioni del Manuale Diagnostico
Le indicazioni fornite dal Manuale Diagnostico e statistico dei disturbi mentali, forniscono dei dati concreti sulle caratteristiche del DIP e delle persone che ne soffrono.
Anche in A sono presenti cinque elementi che ne strutturano il comportamento e la dimensione emotiva.
Nei momenti di convivialità esibisce un outfit che inevitabilmente stimola lo sguardo curioso di chi lo nota.
A in effetti spende molto in abbigliamento ed accessori moda, che in alcuni contesti potrebbero apparire inadeguati; atteggiamento questo che lo rende visibile agli occhi di molti, se non di tutti.
E se da un lato lo gratificano per l’idea di protagonismo che lo muove, lo rendono indifferente alle espressioni di stigma che a volte gli vengono rivolte. “E’ solo invidia.”
Aspetto relazionale
Dopo la separazione della moglie A ha intrattenuto ed intrattiene tuttora relazioni promiscue, destinate a fallire, quando le partner capiscono la difficoltà di interagire con una persona affetta da DIP.
L’approccio di A è sempre seduttivo, ammiccante, sornione, e capace di ironia, che poi decade quando la partner non gli riconosce l’attenzione di cui ha bisogno. È in questo momento che la sua espressività emotiva diventa instabile, incoerente a tal punto che scopre il reale volto, che si nasconde dietro una maschera di equilibrio apparente.
Tuttavia, questo non gli impedisce di puntare l’attenzione su altre possibili relazioni, e di curare attentamente il suo corpo in modo quasi maniacale; il ricorso alla palestra è quasi giornaliero, e con frequenza bimensile si concede cure estetiche per rimuovere i peli che ritiene fuori posto o per delineare a suo gusto la forma delle sopracciglia.
È questo l’agito che A attiva per salvaguardarsi da successivi stati depressivi, che lo costringono ad allontanarsi per non vivere il turbamento di non essere visto o di non attrarre a sé l’attenzione con il suo modo di esprimersi, spesso eccessivamente forbito ma inconsistente.
A in effetti si avvale di espressioni idiomatiche avulse dal contesto tematico in cui vengono pronunciate, nel tentativo di esibire un’erudizione inesistente.
Il disagio
I livelli di disagio in persone come A possono in alcuni casi portare a tentativi suicidari, finalizzati ad attivare l’attenzione e a costringere gli altri ad occuparsi maggiormente di loro; atti estremi che non possono non attirare l’attenzione e che tradiscono una profonda fragilità, un ultimo tentativo di gridare al mondo il loro dolore ed il loro bisogno di non essere ignorati.
Questo ha convinto A a concedersi un percorso psicoterapeutico che ha messo in evidenza un trauma di trascuratezza che deriva dalla fase infantile.
Un dolore, quello di A, che emerge nel ripetere incessantemente “non mi vedevano”, e che lo mette nella condizione di fare un percorso che potrebbe richiedere tempi anche relativamente lunghi, per districare i fili rabbiosi che lo irretiscono e lo costringono ad assumere comportamenti eccessivi, o ad esprimersi in maniera inconsistente.
La rabbia in A traspare apertamente, sia nei confronti del padre che della madre.
Tutto sommato i rapporti con i fratelli non sono conflittuali, ma nemmeno idilliaci a suo dire. E di questo accusa i suoi genitori che non hanno saputo creare coesione ed empatia all’interno del contesto familiare.
Bibliografia
DSM 5, Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, Raffaello Cortina Ed. Milano, 2014
Gazzillo F – V. Lingiardi, La personalità e i suoi disturbi. Valutazione clinica e diagnosi al servizio del trattamento, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2014.
