In questo articolo il nostro Diego Vian, psicologo e psicoterapeuta, affronta il disturbo di personalità narcisista.
Il caso
M. è una donna di 50 anni, laureata in economia e commercio, amante dei viaggi, elegante, molto curata nell’abbigliamento, dispone di un eloquio forbito, e spesso manifesta comportamenti seduttivi per attirare l’attenzione, soprattutto nel contesto lavorativo, dove opera in qualità di dirigente aziendale, consapevole del suo ruolo e del potere che questo le conferisce.
Il suo tratto seduttivo si manifesta esclusivamente con chi riveste gerarchicamente una posizione più elevata della sua, o nei confronti di coloro che sono coinvolti in attività da lei promosse e mirate a dare lustro alle sue iniziative e ai suoi progetti.
Vive con la sua compagna in un attico collocato in una zona prestigiosa di una grande città italiana. La sua omosessualità non è fonte di disagio, per quanto la sua vita privata sia tenuta sotto stretta riservatezza, soprattutto nell’ambito lavorativo.
“Molto spesso al lavoro chi sta sotto di me si permette di darmi torto o di non aderire alle mie iniziative. Una massa di imbecilli ed incapaci”.
Gli elementi della personalità narcisista
Questa posizione di rango di M. può valere come introduzione generale al disturbo di personalità narcisista, caratterizzato da un pattern pervasivo di grandiosità, necessità di ammirazione e mancanza di empatia, che inizia entro la prima età adulta ed è presente in svariati contesti, come indicato da 5 o più dei seguenti elementi:
- ha un senso grandioso di importanza (esagera risultati e talenti, si aspetta di essere considerato superiore senza un’adeguata motivazione);
- è assorbito da fantasie di successo potere fascino e bellezza e limitati o di amore ideale;
- crede di essere speciale e unico e di poter essere capito solo da, o di dover frequentare altre persone speciali o di classi sociali elevate;
- richiede eccessiva ammirazione;
- ha un senso di diritto (cioè l’irragionevole aspettativa di speciali trattamenti di favore o di soddisfazione immediata delle proprie aspettative);
- sfrutta i rapporti interpersonali (ovvero approfitta delle altre persone per i propri scopi);
- manca di empatia: è incapace di riconoscere o di identificarsi con i sentimenti e le necessità degli altri;
- mostra comportamenti e atteggiamenti arroganti e presuntuosi.
La manifestazione
Le persone come M. Hanno un senso grandioso di importanza. Molto spesso sovrastimano le proprie capacità ed esagerano i propri talenti, apparendo in questo modo vanagloriosi e presuntuosi.
Possono sconsideratamente presumere che gli altri attribuiscano lo stesso valore ai loro sforzi e possono risultare sorpresi quando non ricevono le lodi che si aspettano e che sentono di meritare.
Spesso nel giudizio esagerato dei propri talenti è implicita una sottostima(svalutazione) dei contributi di altri.
Nutrono grandi fantasie di successo, potere, fascino, bellezza illimitati o di amori ideali. e si aspettano di venire soddisfatti nella loro richieste, e quando questo non accade sono sconcertati e furiosi.
Questo li porta ad irritarsi quando gli altri non li assistono nel loro lavoro o nelle attività di cui sono promotori.
In altre parole, avvertono un senso di diritto insieme alla mancanza di sensibilità per i desideri e le necessità altrui, che può sfociare nello sfruttamento cosciente o involontario degli altri.
Si aspettano che venga data loro qualsiasi cosa vogliono o di cui sentono di avere bisogno senza alcuna considerazione del significato che ciò può avere per gli altri.
Per esempio, possono aspettarsi grande dedizione dagli altri e possono abusarne senza riguardo per le conseguenze sulle loro vite.
Non a caso tendono a stringere amicizie o relazioni sentimentali solo se l’altra persona possa favorire il loro propositi o aumentare diversamente la loro autostima; sono in grado anche di usurpare privilegi speciali e risorse straordinarie, che credono di meritare perché sono così speciali, a tal punto da diventare incuranti del dolore che possono infliggere con le loro affermazioni o comportamenti.
Come si diventa narcisisti?
Questa è una domanda che meriterebbe una lunga disposizione e alla quale si dovrebbe dedicare molte pagine senza in ogni caso arrivare ad una risposta esaustiva.
Anche il narcisista può essere il frutto di un’educazione ricevuta in un contesto familiare, dove il bambino cresce e viene educato al senso di superiorità, di supremazia, con figure di accudimento molto spesso dotate di freddezza emotiva. Come contraltare alla dimensione educativa, la vulnerabilità del narcisista fa riferimento alle ferite dovute alle critiche o alla frustrazione.
Sebbene possano non dimostrarlo esternamente la critica può tormentarli e lasciarli umiliati, avviliti, vanificati e svuotati.
Per questa ragione il narcisismo che si è formato nell’infanzia e nell’adolescenza come difesa dalle illusioni primarie conserva il passato sull’altra faccia della medaglia. E non lo può mutare.
In altre parole, la personalità narcisista si struttura in un’ambivalenza; da un lato gli aspetti narcisistici, dall’altro il terrore delle esperienze vissute, il passato che non può cambiare, proprio perché coperto e quindi protetto dall’organizzazione narcisista.
Se da un lato persone come M. si rivelano fredde, insensibili ed incapaci ad una relazione empatica, dall’altro sentono di ospitare dentro di sé una vergognosa debolezza, ovvero un bisogno affettivo infinito di cui sono state private durante la fase infantile e adolescenziale.
Tutto ciò permette alla persona narcisista di avvalersi di una difesa anestetica, una sorta di guscio protettivo che la protegge dalle sue fragilità emotive e affettive.
Come il Narciso raccontato dal mito ellenico, che, condannato ad innamorarsi della sua immagine, muore cadendo nell’acqua che rispecchia la sua immagine, anche il moderno Narciso vive nell’adorazione della sua immagine, della sua bellezza e della sua magnificenza. M. è uno dei casi più emblematici di narcisismo che richiede comprensione e aiuto per giungere alla consapevolezza della fragilità del suo apparato emotivo.
