Le cronache quotidiane, e ribadisco quotidiane, ci portano a conoscenza di misfatti, violenze, atti ingiuriosi, spesso sanguinari, di azioni compiute da persone, con disturbo antisociale della personalità, verso animali, cose e soprattutto verso altre persone, vittime il più delle volte della furia distruttiva di chi è privo di un senso minimo di empatia verso il prossimo, laddove il concetto di prossimo lo riferisco anche agli animali, esseri senzienti, capaci di nutrire sentimenti, emozioni ed esternare condizioni di dolore e patimento, se costretti a vivere atti di violenza, sopruso e molto spesso abbandono.
È a partire dal concetto di empatia sul quale vorrei strutturare la riflessione contenuta nelle righe che seguiranno, delineando dapprima i criteri del DSM 5 che sanciscono la struttura di personalità antisociale:
- Incapacità di conformarsi alle norme sociali per quanto riguarda il comportamento legale come indicato dal ripetersi di atti passibili di arresto;
- disonestà come indicato dal mentire ripetutamente usare falsi nomi o truffare gli altri per profitto o per piacere personale;
- impulsività o incapacità di pianificare;
- irritabilità e aggressività come indicato da ripetuti scontri o aggressioni fisiche;
- noncuranza sconsiderata della sicurezza propria o degli altri;
- responsabilità abituale come indicato dalla ripetuta incapacità di sostenere un’attività lavorativa continuativa o di far fronte a obblighi finanziari;
- mancanza di rimorso come indicato dall’essere indifferenti o dal razionalizzare dopo aver danneggiato maltrattato o derubato un altro.
Il comportamento antisociale
Il comportamento antisociale è il risultato di un certo numero di fattori, tra cui l’appartenenza a una banda di delinquenti o a una sottocultura criminale, il bisogno di attenzioni e di uno status elevato, la perdita di contatto con la realtà e l’incapacità di controllare i propri impulsi.
Le persone affette da questa patologia della personalità non provano alcun sentimento per nessuno, eccetto per se stesse.
Sembra altresì, che non provino senso di colpa né rimorso, e sono incuranti di quanto il loro comportamento possa far soffrire gli altri.
Più comunemente vengono definiti dei criminali.
Dal punto di vista diagnostico, un aspetto molto importante di queste persone è il loro porsi in maniera attraente e intelligente ed affascinante; modalità che permette loro di manipolare facilmente gli altri.
In altre parole, sono degli artisti dal raggiro convincente. La loro facciata di competenza e sincerità permette loro di ottenere posti di lavoro promettenti. Tuttavia, hanno una capacità ridotta di rimanere in queste posizioni elevate.
Inquietudine e impulsività
La loro inquietudine e impulsività li porta velocemente a svelare la loro vera natura; accumulano debiti, vengono meno agli obblighi familiari, dissipano i soldi della compagnia o commettono dei crimini.
Una volta catturati, le loro dichiarazioni di pentimento sono talmente convincenti che spesso riescono a evitare la giusta punizione, e viene data loro un’altra possibilità.
Anche in questo caso, però, nel corso del tempo rivelano la loro identità nel venire meno alla promessa di cambiare comportamento, nella misura in cui quello che dicono è quasi totalmente slegato da quello che provano o fanno.
Tutto ciò va a suffragare la predisposizione all’inganno come una delle più peculiari caratteristiche della personalità antisociale.
Quali sono i fattori che strutturano la personalità antisociale?
I fattori genetici sembrano avere un ruolo importante nello sviluppo della personalità antisociale.
Studi condotti sia sui gemelli che sulle adozioni mostrano che la personalità antisociale è ereditaria, e forse in modo particolare alle tendenze antisociali che insorgono precocemente nell’infanzia.
Un esempio è riferito allo studio sull’impulsività, che ha messo in evidenza come comportamenti impulsivi e aggressivi si associano a bassi livelli del neurotrasmettitore serotonina.
In altre parole, i bassi livelli di serotonina possono contribuire all’impulsività presente nel disturbo di personalità antisociale.
Un ulteriore tratto biologico è ravvisabile nelle cosiddette funzioni esecutive e il loro controllo nei lobi temporali e frontali del cervello.
Alcune anomalie di queste aree cerebrali potrebbero essere il risultato di patologie mediche o dell’esposizione a tossine durante l’infanzia, che sono entrambi i più comuni nei soggetti antisociali, oppure essere conseguenti ad anomalie genetiche.
Altri studi ancora hanno rivelato che la personalità antisociale è connessa a un basso livello di attivazione fisiologica come, ad esempio, gli stimoli generatori della paura in condizioni minacciose.
Un esempio tra tutti sono le persone arruolate negli eserciti destinati agli scontri bellici, laddove la mancanza di paura può essere utilizzata a buon fine a scopi difensivi.
Genetica
Sul piano sociale possono essere ravvisate delle cause che non prescindono dagli aspetti meramente biologici, ovvero la genetica trova espressione e sostegno nelle condizioni e negli ambienti in cui soggetti vivono e agiscono.
I genitori dei bambini con personalità antisociale spesso appaiono negligenti, ostili nei confronti dei loro figli; figli che frequentemente non sono controllati per lunghi periodi di tempo.
I genitori non sono coinvolti nella vita quotidiana dei loro figli, non sanno dove sono e chi siano i loro amici.
Inoltre, quando interagiscono con i figli queste interazioni sono spesso caratterizzate da ostilità violenza fisica e derisione.
Quanto testé esposto non può essere esteso a tutti i genitori, ma il non coinvolgimento e l’ostilità parentali sono buoni predittori della vulnerabilità dei figli al disturbo antisociale di personalità.
Questo ci porta ad affermare che i fattori biologici e familiari contribuiscono alla personalità antisociale.
Bambini con personalità antisociale
I bambini che si comportano in modo antisociale spesso hanno problemi neuropsicologici derivanti dall’uso materno di sostanze stupefacenti, malnutrizione prenatale, esposizioni ad agenti tossici prima dopo la nascita, uso materno di sostanze stupefacenti e basso peso alla nascita. I bambini con questi problemi neuropsicologici sono più irritabili, impulsivi, inopportuni, iperattivi e disattenti, ed apprendono più lentamente dei loro compagni.
Questo rende difficile l’accudimento da parte dei genitori e aumenta il rischio di maltrattamento e negligenza.
Sono sempre le cronache che ci mettono a cospetto del lato più ferino dell’essere umano.
Non mancano mai notizie sui conflitti bellici che stanno insanguinando il pianeta. E non mi riferisco solo alle guerre in Medio Oriente e in Ucraina. L’Africa raduna al suo interno una miriade di situazioni belligeranti di cui spesso non si parla. E come sempre a pagare il prezzo più alto sono le persone più fragili, soprattutto i bambini e gli anziani, vittime di loro simili affetti da una natura psichica antisociale.
Come sempre non ci sono pozioni magiche, né alchimie, né incantesimi, se non la conoscenza e la cura delle relazioni.
Anche nella nostra realtà, dove non si combatte con armi e munizioni, questo monito non dev’essere eluso. In altre parole, ripartiamo da noi, dalle nostre relazioni, dalla conoscenza dell’altro e dalla conoscenza dell’essere tout cour, nella sua complessità e ricchezza.
