Quello dei disturbi della personalità è uno dei temi più complessi e articolati del mondo della psicopatologia; una realtà che tuttora impegna gli studiosi e i terapeuti nella ricerca continua di modelli di intervento efficaci.
Con l’articolo di oggi vorrei inaugurare una serie di articoli mirati ad evidenziare i tratti significativi più importanti disturbi della personalità, mutuando i contenuti per lo più dal DSM 5(Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali):
- Personalità borderline
- Personalità antisociale
- Personalità paranoide
- Personalità evitante
- Personalità schizoide
- Personalità narcisista
- Personalità dipendente
- Personalità istrionica
Quando si parla di disturbi della personalità il riferimento è a dei modelli di comportamento disadattivo.
Le persone con disturbi di personalità sperimentano se stessi e il mondo in modi altamente stressanti e/o compromettenti la loro capacità di funzionamento quotidiano.
Quando iniziano i disturbi del comportamento
Queste esperienze cominciano in infanzia o in adolescenza e persistono nel tempo e nelle diverse situazioni influenzando la maggior parte delle aree della vita; le emozioni, i pensieri e i comportamenti sperimentati dall’individuo variano a seconda del disturbo, per quanto le caratteristiche dei diversi disturbi tendono a sovrapporsi rendendo difficile l’accordo nel classificare alcuni individui.
E’ difficile inoltre stabilire quando il comportamento di una persona è semplicemente diverso dal comportamento degli altri e quando ovviamente è grave da necessitare una diagnosi.
La caratteristica essenziale di un disturbo di personalità è un pattern abituale di esperienza interiore e di comportamento che devia marcatamente rispetto alle aspettative della cultura dell’individuo e si manifesta in almeno due delle seguenti aree; cognitività, affettività, funzionamento interpersonale o controllo degli impulsi.
Questo schema abituale risulta inflessibile e pervasivo in un’ampia varietà di situazioni personali e sociali, e determina disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento in ambito sociale, lavorativo o in altre aree importanti.
Tale schema comportamentale stabile e di lunga durata e l’esordio possono essere fatto risalire almeno all’adolescenza o alla prima età adulta.
La diagnosi
Per queste e altre ragioni, la diagnosi del disturbo di personalità richiede una valutazione a lungo termine in grado di indagare il funzionamento dell’individuo e le particolari caratteristiche di personalità che necessariamente devono essere evidenti fin dall’età adulta.
I tratti di personalità che definiscono questi disturbi devono anche essere distinti da caratteristiche che emergono in risposta a specifici eventi situazionali stressanti, o a stati mentali più transitori, come ansia o depressione.
A tale scopo lo specialista deve valutare la stabilità dei tratti di personalità nel tempo e in diverse situazioni. Sebbene talvolta sia sufficiente un singolo colloquio con il soggetto per porre una diagnosi, è spesso necessario condurre più di un’intervista nel corso delle sedute.
La valutazione può anche essere complicata dal fatto che le caratteristiche che definiscono un disturbo di personalità possono non essere considerate problematiche da parte dell’individuo. In questo caso si parla di tratti egosintonici, che l’individuo agisce traendone un vantaggio. Ciò mette lo specialista nelle condizioni di raccogliere notizie supplementari da altre fonti o dall’interlocuzione con i familiari del paziente.
È necessario inoltre tener presente che i tratti di un disturbo di personalità, comparsi nell’infanzia, spesso si mantengono immodificati fino all’età adulta. Questo giustifica l’importanza di rilevare le caratteristiche di un disturbo di personalità per almeno un anno in un individuo con meno di 18 anni di età.
Il disturbo antisociale della personalità
L’unica eccezione è rappresentata dal disturbo antisociale di personalità che non può essere diagnosticato un individuo al di sotto dei 18 anni. Sebbene per definizione un disturbo di personalità richiede un esordio non successivo alla prima età adulta, gli adulti possono non essere giunti all’osservazione clinica anche relativamente tardi nel corso della vita.
Questo ci porta a sostenere che un disturbo di personalità può risultare esacerbato in seguito alla perdita di un persone che rappresentano un supporto significativo (es. il coniuge), o di precedenti situazioni sociali stabilizzanti (es. il lavoro).
Quanto testé affermato non può prescindere dalla presa in considerazione dell’ambiente etico culturale e sociale dell’individuo colpito da disturbi di personalità.
Per questa ragione i disturbi di personalità non dovrebbero essere confusi con i problemi legati alla cultura, alla religione che seguono l’immigrazione, o con l’espressione di abitudini, costumi o valori religiosi e politici professanti della cultura di origine dell’individuo.
Specialmente quando lo specialista appartiene a un contesto culturale e religioso diverso è utile per il clinico ottenere ulteriori informazioni relative al retroterra culturale del paziente.
Disturbi legati al genere?
Dal punto di vista epidemiologico è necessario operare una distinzione tra maschi e femmine, nella misura in cui alcuni disturbi di personalità, ad esempio il disturbo antisociale, è diagnosticato più frequentemente nei maschi.
Altri disturbi come il disturbo di personalità borderline, colpisce per lo più le femmine. Ciò, tuttavia, non esime gli specialisti nell’adottare cautela per non sovradiagnosticare o sottodiagnosticare certi disturbi di personalità nelle femmine o nei maschi a causa di stereotipi sociali, che riguardano i tipici ruoli e comportamenti legati al genere.
