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Il dramma dell’obesità di Diego Vian

Quella dell’obesità è una delle questioni più delicate che coinvolge la nostra società e che colpisce tutte le fasce di età, dall’infanzia all’età senile.

Diversi sono gli studi in corso per delineare il problema. poichè il dramma che le persone obese vivono abbraccia varie dimensioni, da quelle familiari, sociali, lavorative, scolastiche, sessuali e psicologiche alla dimensione medico-sanitaria, che vede nella persona con eccesso di peso, un essere umano colpito da fragilità organica e a rischio di varie patologie, in primis il diabete e le patologie cardio-vascolari.1

La legislazione

Dal punto di vista legislativo è proprio di questi giorni la notizia che l’Italia, prima di altri Paesi, ha approvato la legge che dichiara l’obesità come malattia. Un passo importante di civiltà.

Sinora non veniva delineato alcun profilo di personalità tipico dell’obeso né una sintomatologia mentale specifica.

Eppure a questa patologia si associavano quasi tutti i disturbi dell’umore: ansia generalizzata, panico ,disturbo ossessivo compulsivo, manifestazioni depressive, abilità emotiva, riduzione progressiva dell’autostima, chiusura relazionale e riduzione delle prestazioni sociali.

Ma anche altri aspetti psichici evidenziabili, quali l’incapacità ad affrontare il peso come problema di svalutazione del corpo e la presenza di tratti simili alla dismorfofobia, ossia una visione distorta del proprio aspetto fisico.

Comportamenti alimentari

Negli ultimi anni è stata rilevata nei soggetti obesi una crescente incidenza di comportamenti alimentari disturbati o disfunzionali quali: il disturbo da alimentazione incontrollata (Bing Eating Disorder) e la sindrome dell’alimentazione notturna(Night Eating Syndrome).

Fame fisica e fame emotiva

Ritengo opportuno fare una distinzione tra fame fisica e fame emotiva (emotional eating):

la prima fa riferimento al fabbisogno calorico giornaliero, o che il corpo richiede per le sue funzioni principali;

la seconda invece consiste in una sorta di confusione tra emozioni e cibo, che produce una sensazione di perdita di controllo sul comportamento alimentare la tendenza ad alimentarsi appare come una compulsione incontrollabile(craving) scatenata da stati emotivi e non da una reale sensazione di fame.

Lo stato emotivo provoca un desiderio indifferenziato di cibo che può essere soddisfatto da qualsiasi cibo appetibile.

Questo ci porta a stabilire come gli emotional eaters tendono a mangiare per effetto di uno stato emotivo più che per effetto della fame.

Infatti non sono in grado di spiegare perché, ad esempio, hanno ripreso velocemente i chili, che avevano faticosamente perso, e tendono ad auto colpevolizzarsi per la perdita di controllo e di potere che hanno sul proprio comportamento alimentare.

Perdita di controllo e rabbia

Alla base di tale perdita di controllo vi è in realtà una mancanza di consapevolezza dei meccanismi che portano a iper alimentarsi.

L’emotional eater riferisce molto spesso una forte insopprimibile sensazione di fame, che nella quasi totalità dei casi non corrisponde ad uno stimolo gastrico, bensì ad un’emozione o una confusione di emozioni quali rabbia, noia, ansia, tristezza e solitudine.

Tra queste, la rabbia sembra essere una delle emozioni che più frequentemente genera casi di iperalimentazione, capace di scatenare un aumento del comportamento alimentare impulsivo, rapido e regolare, disattento e diretto a qualsiasi cibo disponibile.

Da questa ampia premessa non si può non affermare come l’obesità influisca fortemente sulla qualità di vita delle persone che ne soffrono.

Spesso l’insoddisfazione per l’immagine corporea e al sovrappeso si associa l’umore depresso, che spesso, appunto, trova la sua genesi nel forte nel forte senso di rabbia.

Infatti, il senso di fallimento derivante da una mancata corrispondenza tra come ci vediamo allo specchio e come vorremmo essere, può condurre a sentimenti negativi.

 

Un difetto fisico immaginato è più difficile da accettare rispetto a uno oggettivo, e ciò può accadere anche negli adolescenti, in una fascia di età sempre più a rischio di obesità, quando i casi di bullismo possono dare adito a comportamenti disfunzionali dal punto di vista alimentare; comportamenti generati da spinte emozionali che costringerebbero i giovani a mangiare per ridurre lo stato di tensione, specialmente quando le emozioni sono negative, e si manifestano nelle difficoltà di gestire le relazioni interpersonali.

Aspetti sociali

Non posso eludere alcuni aspetti sociali e commerciali legati al consumo eccessivo di alimenti e all’obesità.

La nostra è una società che molto spesso fonda il valore degli esseri umani sull’immagine, sulla ricerca della forma fisica perfetta, per quanto non mi sia ben chiaro cosa significhi perfetto: uomini palestrati e donne con misure corporee ben definite e contenute all’interno di un range metrico prestabilito.

E tutto questo, oltre ad essere oggetto di stigma e di discriminazione per le persone obese ed in sovrappeso, le porta gradualmente all’emarginazione, rendendole schiave della loro solitudine, che nel cibo trova una forma di anestetizzazione emotiva.

Di questo, probabilmente, l’industria alimentare non ha consapevolezza, da un lato perché deve produrre profitto, dall’altro perché non le competono mansioni etiche. Quest’ultimo punto, tuttavia, meriterebbe una disquisizione più attenta e dettagliata poiché il cibo è lo strumento che le persone obese utilizzano per tenere sotto controllo il loro dolore emotivo. Ed è innegabile che il cibo sia anche fonte di piacere.

Guarigione e cura

L’obesità insomma è una malattia psichica difficilmente guaribile a volte nemmeno curabile. Indipendentemente dalla struttura personologica, la volontà non è sufficiente per favorire la svolta, in grado di condurre al cambiamento.

Non basta dire, “lo voglio”, poiché la volontà va incrementata ed irrobustita con un percorso lento ed esteso nel corso di un tempo, spesso molto lungo. Il più delle volte per tutta la vita. Un percorso che non può non preventivare delle ricadute e i conseguenti sensi di colpa che essi evocano nelle persone.

I principali modelli terapeutici, in fine, si sono occupati dell’obesità e dell’iperalimentazione. Ne parlerò, eventualmente, in un’altra occasione.

Concludo affermando che dietro le montagne di grasso che una persona si trascina con fatica e disagio, molto spesso si nascondono abusi, violenza, lacerazioni che la menta da sola non riesce a sanare.

Eppure, è mia convinzione che nelle persone con dipendenze, si nasconda un tesoro di ricchezza e bellezza umana, che ha bisogno di essere riconosciuta e guidata, in primis da chi vive la condizione di dipendenza.

Per questo il mio invito è di non giudicare dalle apparenze, ma conoscere e accogliere.

 

Bibliografia:

Il problema obesità, a cura di Paola Gremigni e Laura Letizia, Maggioli Editore, Sant’Arcangelo di Romagna (RN), 2011.

Keeney B. L’Estetica del cambiamento, Astrolabio, Roma, 1985.

Rugo A. Michele, Obesità, Aspetti psicosociali e trattamento. Raffaello Cortina Editore, Milano, 2025

1 Si veda il modello Bio-Psico-Sociale.